Un gassificatore per dare un futuro duraturo a fabbrica ed operai. Ecco il progetto e le motivazioni di KME

 

Il progetto definitivo ancora non c’è ma sarà pronto in due mesi con l’avvallo già, per quanto riguarda l’autorizzazione a proseguire nello studio, che viene dalla Regione Toscana che con la giunta ha espresso lo scorso lunedì una delibera di gradimento sia per il piano di rilancio dello stabilimento che per il processo che si vuole avviare per l’autoproduzione di energia.

Si parla, ora non siamo più alle ipotesi, di un impianto di gassificazione a griglia mobile che alla fine, quando verrà costruito sarebbe un po’ più grande dell’attuale complesso della fonderia rame, che dovrà permettere di sfornare 90 mila megawatt annui per sostenere una produzione della fabbrica che a regime dovrà arrivare a 85 mila tonnellate. Per far questo sarà necessario il combustibile di cui si parla da un anno, ovvero lo scarto delle cartiere della provincia. Si prevede un utilizzo di circa 100 mila tonnellate tutto compreso all’anno, che sono all’incirca il 50% dello scarto prodotto dal sistema cartario lucchese.

Questi alcuni dei dettagli emersi dall’assemblea che KME aveva organizzato per oggi chiamando a raccolta l maestranze e le organizzazioni sindacali proprio per la presentazione del progetto di “autoproduzione di energia elettrica”

Tempi di realizzazione del gassificatore? Dopo il primo via libera della giunta regionale ora ci saranno 2 mesi di tempo per definire nei dettagli il progetto che poi verrà presentato tra due mesi alle autorità competenti ed agli enti organizzatori. Dopodiché ci saranno altri 180 giorni di tempe per rilievi, controdeduzioni, aggiustamenti che poi dovrebbero portare al recepimento di eventuali aggiustamenti del piano. Il tutto per arrivare, secondo il cronoprogramma che immagina l’azienda, tra 18-24 mesi ad avviare la produzione dell’impianto e quindi verso il 2021. Il costo dell’impianto sarà di circa 60-70 milioni e secondo KME servirà solo ed esclusivamente, questo è stato sottolineato, per sostenere i costi energetici dello stabilimento e quindi rendere competitivo lo stabilimento. Come già anticipato alcuni mesi fa si conta con questo impianto di favorire la ripresa della produzione appunto alle 85 mila tonnellate e di arrivare così a regime anche al riassorbimento totale  di 90 persone per l’aumento dell’attività della fabbrica, 35 per la gestione dell’impianto e 10 per l’Academy presso il centro ricerche, ovvero il progetto sull’economia circolare che rimane un punto fermo, secondo l’azienda, di questa operazione.

Così secondo  l’AD di KME Claudio Pinassi , secondo il direttore dello stabilimento di Fornaci Michele Manfredi che hanno illustrato il progetto alla presenza anche del presidente Vincenzo Manes. Davanti a loro circa 200 tra lavoratori ed organizzazioni sindacali. Un assemblea che si è conclusa addirittura con un applauso a conclusione degli interventi dell’azienda a quanto viene raccontato e sicuramente, in sostanza con il parere positivo dei sindacati.

Ne è convinto ad esempio il segretario Toscana Nord della UILM, Giacomo Saisi:  “Credo che sia stata una giornata importante soprattutto per i lavoratori che fino ad ora avevano sempre sentito solo la versione del no ed oggi hanno potuto vedere il progetto nella sua interezza con una presentazione dettagliata; più che altro hanno visto chiaro quale sarà il futuro dell’azienda e del loro lavoro. Non starà a noi giudicare le emissioni, i livelli di inquinamento, le ricadute ambientali, ci sono enti preposti a farlo e lo faranno; quel che è certo è che oggi abbiamo visto un progetto importante, in grado di riportare occupazione. Sono anni che come sindacati abbiamo sempre dovuto lottare e fare sacrifici, perdendo anche posti di lavoro.  Credo che sia la prima volta da quando sono qui che ci viene presentato un progetto che porta futuro, porta nuove assunzioni ed uno sviluppo possibile e di stabilità per lo stabilimento. Non è cosa da poco.”

E adesso? L’azienda ha spiegato di aver voluto prima privilegiare nell’informazione i dipendenti,  e che, dopo aver presentato il progetto alle autorità, verrà avviata con il prossimo autunno forse, la fase di partecipazione pubblica al progetto.

L’azienda aveva introdotto il progetto, spiegato anche nei disegni preliminari ed in altri particolari,  ricordando il perché si è arrivati al piano di rilancio che si basa sui costi energetici. Gli unici ancora ritoccabili visto che quelli sulla materia prima non lo sono e l’azienda, è stato detto da Piassi, non intende incidere ulteriormente sui costi relativi al personale. Proprio per salvare gli attuali livelli occupazionali e per dare futuro allo stabilimento secondo KME la strada da seguire è quella di incidere quindi sul risparmio energetico. E non bastava poter contare sulle facilitazioni concesse dal governo; per rendere competitiva l’azienda, soprattutto con i competitor internazionali ed extraeuropei, c’era bisogno di intervenire in modo più drastico, che abbattesse completamente i costi. Unica strada per dare una prospettiva di sviluppo dell’azienda a medio lungo periodo.

Ai lavoratori sono state illustrate le varie ipotesi prese in esame, geotermico, fotovoltaioco, idroelettrico, ma l’azienda per vari motivi, che sono localizzazione, i costi economici e visti anche i quantitativi di energia necessari per mandare avanti la produzione,  ha deciso di andare avanti con  l’ipotesi di utilizzare per produrre energia gli scarti della lavorazione industriale presente in zona e quindi il pulper frutto degli scarti del settore cartari; in grado di fornire tutto il combustibile necessario la produzione di energia del progetto.

L’azienda è così sicura del rispetto dei parametri relativi alla qualità dell’aria da rispettare che, è stato detto, chiederà la riduzione delle autorizzazioni relative alle emissioni dello stabilimento. Di ridurre insomma in fase autorizzativa i propri limiti di emissione.

Tutto questo si lega secondo KME alla logica che l’azienda vuol perseguire nel famoso discorso sull’economia circolare che porterà, è stato ribadito, alla creazione di un Academy presso l’ex centro ricerche; c’è già un accordo siglato in tal senso con la scuola di Sant’Anna a Pisa per creare un polo di informazione e di studio che dovrà proiettare i propri risultarti nel mondo del lavoro e dell’incremento dell’economia circolare, favorendo, se sarà possibile, anche il lavoro di start up che vorranno insediarsi presso l’Academy.

E per quanto riguarda la scadenza degli ammortizzatori sociali e quindi i lavoratori ancora in esubero in questa fase? E per quanto riguarda l’incontro previsto con il ministero il prossimo 18 giugno a Roma?

Dell’incontro con il ministero di lunedì si sarebbe parlato solo come di un primo momento interlocutorio, ma anche l’azienda come i sindacati intenderebbe procedere alla richiesta della proroga degli ammortizzatori sociali; ma questo prescinderebbe dal progetto presentato oggi.  Per un paio di anni, è stato fatto capire, l’azienda può restare in piedi, al di là degli ammortizzatori sociali; ma per renderla sostenibile indipendentemente dai sostegni sociali, per renderla immune da nuove crisi economiche del futuro come quella  del 2009 di cui ancora si paga le conseguenze, l’unica strada per Pinassi & C  è quella di portare avanti il piano industriale ed il progetto energetico; questa è l’unica strada per dare stabilità.

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