Osservazioni Libellula e non solo…

Scaduto il termine per le osservazioni, queste sono state già pubblicate sul sito della Regione (qui) divise tra “osservazioni” fatte dal pubblico e “pareri e contributi” rilasciati invece dagli enti che parteciperanno alla conferenza dei servizi; nelle “osservazioni” troverete anche quelle inviate dalla Libellula e dai professionisti incaricati alle quali abbiamo comunque dedicato una apposita sezione del nostro sito a cui si può accedere dalla home page o da qui; trovate l’autore, il link alla sua osservazione completa e al suo curriculum vitae e una sintesi per ciascuna di esse.

Riguardo ai professionisti, si tratta di esperti di livello dei vari campi (chimica, fisica, medicina, geologia, urbanistica, prevenzione ambientale ecc) che hanno tutti rilevato delle grosse criticità nello studio di impatto ambientale (SIA) presentato da KME che riguardano i più vari aspetti, da quello tecnologico a quello dell’impatto ambientale, sanitario, paesaggistico ed altri; lasciamo comunque al lettore approfondire questa sezione, pur volendo rimarcare alcuni punti.

Confrontando le osservazioni portate da Libellula con i “pareri e contributi”, e in particolare con quelli di Arpat, emergono delle criticità comuni che vogliamo qui riassumere:

  1. Il miglioramento delle emissioni del settore metallurgico non è una “concessione” dell’azienda all’interno del progetto gassificatore, ma rientra in un percorso di adeguamento alle specifiche BAT (Migliori Tecnologie Possibili) nel settore delle industrie dei metalli non ferrosi, iniziato già dal 2016 e il cui completamento, come scrive ARPAT, “è previsto per il rinnovo dell’AIA all’anno 2020“; afferma ancora ARPAT che “le emissioni autorizzate di polveri, ossidi di azoto e metalli della configurazione attuale raggiungono potenzialmente dei livelli di flusso di massa superiori alle soglie indicate…in tale contesto si ritiene opportuno che il proponente valuti la possibilità di rivedere i valori limite specifici fissati per i singoli inquinanti“. In poche parole, non si può considerare come immutabile lo scenario presentato da KME: con o senza il gassificatore dovranno comunque essere effettuati dei riadeguamenti al ribasso delle emissioni metallurgiche rispetto a quella che viene presentata come situazione attuale;
  2. Per quanto riguarda lo studio sulla dispersione degli inquinanti in atmosfera e la questione diossine su cui abbiamo letto un’aspra risposta di KME a Coldiretti, si legge nel parere ARPAT: “per i PCDD/F (diossine e furani) i valori ottenuti risultano dell’ordine dei 6-7 pg/mq giornalieri corrispondenti a circa la metà della soglia più elevata indicata come riferimento ma comunque superiori alla soglia più bassa di 3,4 pg/mq giornalieri; occorre osservare che sussiste un’analoga soglia di riferimento in Germania…corrispondente a 4 pg/mq giornalieri” Arpat quindi rileva i soliti problemi di superamento dei valori limite delle deposizioni di diossine al suolo, già osservati sia da noi che da Coldiretti. Da ricordare che le stime di Coldiretti si rifanno agli ultimi valori di soglia aggiornati dall’EFSA lo scorso novembre (corrispondenti a circa 1 pg/mq giornaliero) e che sono quindi ancora inferiori rispetto a quelli descritti sopra da Arpat, comunque superati anch’essi da KME;
  3. Ma non basta: anche sui metalli, in particolare Arsenico, Cadmio, Nichel e Piombo, secondo Arpat i valori di deposizione al suolo di soglia adottati in Germania come limite massimo “sono già raggiunti e superati nelle stime presentate nello Studio di Dispersione;
  4. Si rilevano inoltre per quanto riguarda l’ambiente idrico delle “alterazioni della qualità della falda che sono chiaramente collegate alle attività produttive svolte nello stabilimento” e per quanto riguarda il suolo “per diversi siti la matrice suolo, nonostante gli interventi di bonifica, non ha raggiunto i valori di CSC, ossia di non contaminazione

Le conclusioni Arpat sono inequivocabili: “la documentazione che il proponente individua per il procedimento di VIA Postuma risulta carente ed anche incompleta per rappresentare gli impatti associati all’impianto esistente: in poche parole non si conoscono neppure i reali impatti ambientali del sito attuale, figuriamoci come si possa parlare di miglioramento partendo da queste basi!

Ma prosegue Arpat “si ritiene tuttavia, sulla base della nostra disamina e conoscenza, di segnalare gli impatti negativi rilevati nelle acque sotterranee e nel suolo…l’attività storica ha causato effetti negativi sulla qualità delle acque sotterranee a contatto con i suoli che non sono stati efficacemente protetti dal contatto con sostanze pericolose e rifiuti pericolosi….risulta necessario che il proponente effettui una valutazione del livello di contaminazione presente nelle acque sotterranee e nel suolo dell’area KME nel suo complesso, allo scopo di proporre interventi di mitigazione“; la carenza e incompletezza della documentazione viene lamentata praticamente da quasi tutti gli enti che hanno rilasciato i pareri  come i comuni di Barga e di Gallicano, che bocciano entrambi categoricamente il progetto, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, il Parco Regionale Alpi Apuane, la Direzione Ambiente ed Energia della Regione e altri.

Ci sembra che già questi pochi punti descritti dovrebbero far riflettere la Giunta Regionale sulle carenze rilevate e sulla pericolosità di un progetto simile, oltretutto da parte di un’azienda che, in estrema sintesi secondo Arpat, ha già arrecato effetti negativi al nostro ambiente, alla faccia delle sue dichiarazioni di essere “protagonista dello sviluppo sostenibile della Valle da più di un secolo”; il presidente Rossi, dopo aver già ignorato le novemila firme e  gli atti di indirizzo del Consiglio Regionale contrari al progetto, può davvero continuare a far finta di niente?

 

 

2+

Potrebbero interessarti anche...