Scendiamo in piazza (IV novembre)
Anche noi del Movimento la Libellula intendiamo dire la nostra sulla proposta progettuale di riqualificazione di piazza IV novembre, presentata mercoledi 29 luglio presso il teatrino Ex Ceser di Fornaci di Barga. Premettiamo subito: non siamo ingegneri nè architetti, pertanto le considerazioni che intendiamo fare non riguardano minimamente gli aspetti progettuali ed estetici di cui si è discusso ampiamente mercoledì scorso. Gli interventi dei cittadini presenti sono stati molto interessanti e, crediamo, abbiano offerto in tal senso non pochi stimoli di riflessione. A questi intendiamo semplicemente aggiungerne uno ulteriore.
Si è sottolineato più volte, sia da parte dell’amministrazione, sia da parte dei tecnici incaricati del progetto che da parte della cittadinanza, come la piazza rappresenti a tutti gli effetti il centro, reale e simbolico, della comunità fornacina. La parola più ripetuta dal Sindaco Caterina Campani nel suo discorso introduttivo è stata, non a caso, la parola “cuore”. Non possiamo che concordare con questo sentimento. Invece, da parte dei tecnici progettisti, la locuzione più ripetuta è stata (anche in risposta agli interventi dei cittadini) “identità progettuale”.
Orbene, forse è il caso – ci permettiamo di notare – che questi due concetti siano messi in relazione stretta tra di loro. L’identità che più ci deve stare a cuore non può che essere quella della nostra comunità. E giustamente la piazza che è il centro stesso dell’abitato, non solo per ubicazione, deve continuare a rappresentare questa identità. La nostra riflessione quindi non può che riguardare lo spazio previsto più o meno all’angolo tra via della Repubblica e via Dante Alighieri: la pedana circolare che nelle intenzioni dovrebbe accogliere presto un monumento, se abbiamo capito bene, al momento ancora non ben definito.
Nell’ottica della condivisione e del coinvolgimento diretto della cittadinanza, ci permettiamo di sottolineare come la scelta del monumento possa rappresentare qualcosa di affatto marginale: esso potrebbe (dovrebbe?) diventare il portavoce principale di quella identità comunitaria di cui si è ampiamente parlato e che la piazza rappresenta ed intende rafforzare. C’è stato, se ben ricordiamo, un riferimento al rame come possibile materiale da utilizzarsi per la realizzazione del manufatto. La scelta è innegabilmente coerente. La storia di Fornaci è legata al rame da lunghissimo tempo, nessuno potrebbe sottovalutare l’importanza di questo aspetto.
Ora l’identità di una comunità è, a nostro avviso, un qualcosa che deve unire abilmente passato, presente e futuro. Poiché una comunità è appunto qualcosa che viene dal passato e che, speriamo, possa continuare a prosperare nel prossimo futuro. I valori identitari sono appunto ciò che viene tramandato dagli abitanti di un luogo. Pensiamo quindi che anche un monumento che debba testimoniare questa identità debba saper coniugare passato, presente e futuro. Allora ci viene in mente che esiste già un manufatto storico che ben si presta a comunicare quanto appena detto, manufatto che oltre ad essere di pregevole valore artistico, porta con sè un altro dei valori fondanti della comunità fornacina (innegabile quanto il rame), ovvero la fede verso la figura della nostra Madre celeste. Stiamo parlando della pala di attribuzione robbiana, della Madonna che si trovava nella Casa dei Buglia, demolita nell’ottobre 2018. L’immagine sacra, cara a tutti ed in particolare agli operai dell’industria fornacina, da allora non è più nella disponibilità della comunità. Riteniamo che sia giunto il momento di restituirla alla comunità, e che lo spazio individuato in piazza IV novembre potrebbe essere la degna cornice per accogliere quest’opera. Il rame potrebbe essere utilizzato felicemente, per le sue proprietà, per realizzare un supporto che funga da protezione per la pala robbiana, ed insieme rappresentare “il nuovo che accoglie il vecchio”. Non dovrebbe essere difficile trovare un artista in grado di unire forme stilistiche moderne, come il resto della piazza suggerisce, con l’opera robbiana, e creare un manufatto al tempo stesso nuovo e classico che possa rappresentare appunto quella identità comunitaria che dal passato si proietta verso il futuro.
Un’ultima precisazione. Quando diciamo che l’immagine della Madonna deve essere “restituita” alla comunità, non stiamo pensando al concetto giuridico di proprietà, ma a quello morale. L’opera può benissimo continuare ad “appartenere” (giuridicamente) al suo legittimo proprietario. Ma moralmente, non solo in quanto opera d’arte, ma soprattutto in quanto oggetto sacro e devozionale, deve poter essere fruito dall’intera comunità, come fu all’inizio della sua storia.
Nei ricordi d’infanzia di chi ha frequentato la parrocchia fornacina non possono mancare le recite del rosario del mese mariano, che l’allora parroco Don Ferretti, soleva tenere, a turno, di fronte alle varie edicole (marginette) presenti in tutto il paese. Se la piazza IV novembre è, come è stato detto, il cuore della nostra comunità, la cui chiesa parrocchiale, ricordiamo, è intitolata appunto al “Santissimo nome di Maria”, crediamo che non dovrebbe essere difficile accogliere questa nostra richiesta per connotare anche la futura piazza IV novembre con questo segno distintivo della nostra Fede che, come già detto, è anche di innegabile pregio artistico.
Perché crediamo fortemente in quello che diceva Dostoevskij, che “La bellezza salverà il mondo”.









