LE RAGIONI DEL NO !

Esponiamo di seguito i principali motivi della nostra preoccupazione riguardo all’eventualità della istallazione di un nuovo impianto di trattamento termico (incenerimento/pirogassificazione) di rifiuti (pulper e fanghi di cartiera) in Valle del Serchio. La nostra preoccupazione si basa su molti, fondamentali problemi che vengono trattati qui di seguito.

1. Linee guida della Comunità Europea sulla gestione dei rifiuti nelle aree montane

La Comunità Europea sconsiglia vivamente di posizionare impianti di incenerimento e assimilati, in aree montane dove vi siano spiccati effetti di inversione termica, come nella nostra valle.

2. In Valle del Serchio si muore più che altrove

Secondo lo studio epidemiologico del Prof. Biggeri del 2011, nella nostra valle, dal 1971 al 2006 il tasso di mortalità ha superato la media regionale del 5% (uomini) e del 2-3% (donne). Secondo lo studio, nella nostra valle sono presenti varie sostanze inquinanti

(metalli pesanti, polveri fini, policlorobifenili e diossine). “Tutti questi tossici sono connessi nella letteratura tossicologica ed epidemiologica alle malattie per le quali si sono registrati degli eccessi nella popolazione residente.”(1)

 

3. Monitoraggio della qualità dell’aria

Incomprensibili errori in atti amministrativi regionali hanno fatto sì che dal 1998, il comune di Barga sia stato privato della centralina fissa per il controllo della qualità dell’aria, previsto dalla normativa per i comuni con importanti sforamenti nei limiti delle emissioni, quali quelli registrati appunto nel nostro comune. La Libellula chiede che venga ripristinata la stazione fissa di rilevamento, anche in considerazione delle campagne di rilevamento Arpat con mezzo mobile (2011 e 2016) che documentano come persistano importanti superamenti dei limiti per certi inquinanti (p. es particolato PM10-PM2.5).

 

4. I limiti di legge ci garantiscono davvero ?

I livelli di inquinanti indicati dalla comunità scientifica come “prudenziali” per la tutela della salute, sono sempre inferiori ai limiti autorizzativi previsti dalle norme vigenti. Recenti studi dimostrano come, , pur rispettando i limiti stabiliti dalle normative vigenti, ogni aumento di concentrazione in atmosfera di 10 µg/m3 di particolato, provoca un aumento di decessi medio di circa il 7%.

 

5. Particolato primario e secondario: i filtri non bastano

Il progredire della ricerca scientifica rende oggi possibile individuare polveri ultrasottili (diametro minore di 0,1 micron), fino a poco tempo fa non rilevabili. Ad oggi non esistono filtri in grado di trattenere tali particelle. Inoltre, per fenomeni chimico-fisici, alcune sostanze possono interagire tra loro e formare polveri ultrasottili anche in atmosfera, dopo l’uscita dal camino, a valle quindi dei filtri e dei punti di campionamento per i rilievi previsti dalle norme.

 

6. Correlazioni tra inquinamento e patologie a carico del sistema endocrino

Alcuni inquinanti che possono essere trasportati dalle polveri ultrasottili si sono rivelati dannosi per il sistema endocrino. Le interferenze a livello ormonale sono caratterizzate da correlazioni non tradizionali tra dosi e risposte: i danni provocati non sono cioè proporzionali alle quantità di inquinanti assorbite. Questo fa sì che non esistano limiti al di sotto dei quali si possa parlare di sicurezza assoluta.

 

7. Diossine, Furani e Policloro Difenili Diossino simili

Mentre i limiti previsti dalla normativa per le diossine sono espressi in quantità per m3 di fumi al camino, i limiti di sicurezza indicati dall’OMS sono espressi in quantità giornaliera che può essere assunta per ogni kg di massa corporea. Poichè le diossine vengono assunte prevalentemente tramite il cibo, è evidente come i limiti di legge non tutelano affatto, ad esempio, i bambini (che avendo una massa corporea molto minore, sono più vulnerabili degli adulti).

 

8. Linee guida della Comunità Europea riguardo all’economia circolare

La Comunità Europea ha indicato le linee guida per il prossimo futuro: la scarsità di materie prime sempre crescente, fa sì che ogni processo di recupero di materia sia da preferire al recupero di energia (ovvero alla combustione o comunque distruzione di materia per produrre energia).

 

9. La vocazione turistica e agroalimentare della Valle del Serchio

La Valle del Serchio è a forte vocazione turistica, ambientale, agroalimentare. Presenta numerose produzioni locali con riconoscimenti di qualità (DOP, IGP). La presenza di impianti di trattamento rifiuti può nuocere, oltre che per aspetti strettamente emissvi, anche per effetti negativi sull’immagine di un territorio che si propone come mèta turistica di qualità.

 

 

LA LIBELLULA, gennaio 2018

 

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