Smog a Napoli: correlazione tra No2 e Pm10

23 giugno, 2010

Riprende l’inchiesta di Eco dalle città sullo smog nella città partenopea. In questo articolo abbiamo provato ad analizzare i dati delle centraline forniti dall’Arpac relativi all’anno 2009, cercando di comprendere la correlazione tra i livelli di biossido di azoto e le polveri sottili. Correlazione non sempre lineare secondo il dirigente Arpac Pino Onorati.

Come ulteriore passo in avanti della nostra inchiesta sull’inquinamento dell’aria nella città di Napoli abbiamo cercato di capire se gli sforamenti estivi – la anomalia napoletana- possano derivare da polveri sahariane. Abbiamo provato ad analizzare la correlazione tra le polveri sottili Pm10 e il biossido di azoto No2 nell’anno 2009, due valori strettamente correlati in quanto il biossido può essere considerato precursore del Pm10 perché prodotto per reazione chimica esclusivamente sulla base di un’azione antropica. I livelli di No2 sono in genere più elevati d’inverno che d’estate perché il biossido si genera per effetto della combustione, prodotto quindi dai veicoli o dagli impianti di riscaldamento, e perchè d’estate in genere c’è maggiore dispersione di questo inquinante. Se c’è alto Pm 10 estivo con basso biossido d’azoto allora le polveri derivano molto probabilmente da fattori naturali e, nella costa del Mediterraneo, potrebbero essere generate anche da polveri sahariane.

I dati rilevati dalla centraline Arpac evidenziano anche in questo caso delle anomalie.

Ricordiamo che, in base alla normativa tuttora vigente D.M.N.60 del 2.04.2002:
• la media oraria delle concentrazioni di NO2 non deve superare il valore di 200 µg/m3 per più di 18 volte per anno civile.
• la media annuale delle concentrazioni di NO2 non deve superare il valore di 40 µg/m3.

La centralina Osservatorio, a fronte di 0 superamenti dei valori orari di 210 microgrammi di No2 durante tutto l’arco del 2009, registra superamenti dei livelli di Pm10 (50 microgrammi) per 66 volte nei mesi estivi (maggio-settembre) mentre nei restanti mesi solo 62 volte.
Un andamento non molto diverso si registra nella centralina Itis San Giovanni: 0 superamenti dei valori orari di No2 durante tutto l’anno, 41 superamenti di Pm10 estivi e 62 invernali.

Se nelle centraline Osservatorio e Itis il biossido d’azoto non si avverte, diversamente anomali sono invece i dati fatti registrare dalla centralina di Ferrovie dello Stato: il limite del valore orario massimo consentito dei livelli di No2, 210 microgrammi, viene superato 15 volte tra maggio e settembre e solo 3 volte nei mesi invernali, mente i livelli di Pm10 fanno registrare – al contrario – superamenti 54 volte d’estate e 97 d’inverno. Addirittura la centralina del Primo Policlinico registra valori di No2 oltre il limite 27 volte d’estate mentre d’inverno 21 volte, a fronte di 43 superamenti di Pm10 tra maggio e settembre e 105 nei mesi invernali.
Quello che si può dichiarare senza alcun dubbio è l’assoluta mancanza di uniformità dei dati tra le varie centraline, all’interno della stessa città!

Il dirigente Arpac, Pino Onorati, ci spiega la correlazione tra i due valori. Secondo Onorati “la correlazione tra No2 e Pm10 non è così lineare. Dipende moltissimo dalle situazioni, mentre No2 nasce dalla combustione, le fonti delle polveri sottili possono essere molto più diversificate. Non a caso anche il metodo utilizzato per la valutazione dei dati è diverso, per l’No2 si calcola il picco orario mentre per il particolato si fa una media giornaliera. Quindi ad esempio se c’è un blocco del traffico improvviso vicino ad una centralina di rilevamento durante una giornata di traffico ordinario l’No2 raggiungerà il picco durante quell’ora mentre il Pm10 non è scontato che in quella giornata faccia registrare un superamento, anche se le polveri ristagnano molto più dell’No2. Inoltre, siccome l’No2 ha un meccanismo per cui si ricombina (essendo azoto e ossigeno molto reattivi) a distanza di 100 metri dalla zona di traffico la concentrazione di No2 potrebbe scendere, mentre quella delle polveri no. I superamenti – prosegue il dirigente – a secondo del parametro sono indicati in base all’area e mentre le polveri sottili risentono dell’area vasta l’No2 risente invece nell’area locale dove viene effettuato il monitoraggio, soprattutto per i picchi. Sulla vostra inchiesta, che sto seguendo attentamente – dichiara il dirigente Arpac – vorrei però dire che improntare il ragionamento sui superamenti non è propriamente corretto perché questo è un metodo utilizzato per tutelare la popolazione che ovviamente dipende dai limiti fissati per legge.

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