Lo stato di salute della Valle del Serchio: qualche osservazione

Si è tenuta nell’Aula Magna dell’ISI di Barga la presentazione dei dati sanitari della Valle del Serchio, coi dati di mortalità aggiornati al periodo 2007-2015 e quelli di ricovero aggiornati al 2017; lo studio effettuato dall’organo competente, l’Agenzia Regionale di Sanità, va ad aggiornare quello del professor Biggeri, fatto su dati raccolti fino al 2006; esso ha riguardato tutti i 20 comuni della Valle del Serchio, quindi i 5 della Mediavalle e i 15 della Garfagnana, che nel 2011 censivano circa 60.000 abitanti.

Venendo ai dati più significativi illustrati dalla Dott.ssa Nuvolone, il dato sulla mortalità generale vede un eccesso sulla media regionale statisticamente significativo del 4.3% sugli uomini, mentre sulle donne il dato è abbastanza allineato con quello regionale; a livello generale però la Media Valle ha una mortalità superiore del 6.2% per gli uomini e del 4.6% per le donne, mentre meglio sta la Garfagnana dove siamo approssimativamente in linea con la media regionale per entrambi i sessi; è però spacchettando il dato per le diverse cause di mortalità che emergono gli aspetti più allarmanti.

Per le malattie coronariche (infarti) si ha un eccesso di mortalità del 21.9% per gli uomini e del 28.5% per le donne, in totale 201 morti nei 9 anni esaminati in eccesso rispetto alla media regionale; per le malattie respiratorie croniche del 25.1% per gli uomini e del 23.6% per le donne (64 morti in più) e per gli uomini anche per le altre malattie respiratorie (+30.7%, + 48 morti); per le malattie urinarie un eccesso del 36.7% per gli uomini e del 32.4% per le donne (43 morti in più); fra le malattie dell’apparato digerente la cirrosi epatica miete 21 morti in più della media tra gli uomini; migliora la situazione invece per il tumore del polmone, in linea con l’andamento a livello generale di questa malattia, mentre ci sono situazioni più critiche su tumore dell’ovaio per le donne e tumore del fegato per gli uomini; i dati sui ricoveri confermano sostanzialmente quelli di mortalità; da ricordare che questi raffronti si fanno tramite dei rapporti “standard” che tengono conto dell’età come fattore di rischio, come è stato peraltro spiegato dalla Nuvolone (per i soliti fenomeni dei social che dicono che si muore di più di infarto perché abbiamo una popolazione più anziana della media regionale).

Ciò che impressiona sui dati delle malattie coronariche, respiratorie e urinarie non sono soltanto le percentuali e i numeri assoluti di mortalità in eccesso ma anche la loro significatività statistica, ovvero il fatto che la loro certezza statistica è superiore al 99%, un fatto che come sottolineato dal Prof. Biggeri ha pochi eguali nella ricerca epidemiologica: gli eccessi di mortalità su queste malattie sono quindi gravi e molto robusti statisticamente; andando ad analizzare per zona, generalmente i comuni della Media Valle vedono degli eccessi di mortalità superiori rispetto a quelli della Garfagnana su tutte queste malattie, eccezion fatta per quelle respiratorie dove sono presenti in entrambe le aree eccessi molto importanti, addirittura superiori per la Garfagnana sugli uomini; come sottolineato da Biggeri, la correlazione tra queste patologie, ad esempio quelle urinarie, e le emissioni di metalli pesanti, è scientificamente dimostrata in letteratura.

Nella seconda parte della serata sono intervenuti il Dott. Longo e la Dott.ssa Andreini di Arpat che hanno illustrato i primi dati dei rilievi effettuati a Fornaci nel 2018 dalla stazione mobile per le tre campagne dell’inverno, primavera ed estate, in attesa dell’ultima autunnale, quindi 45 giorni di dati; fortunatamente anche grazie alle condizioni metereologiche più favorevoli alla dispersione di inquinanti, i dati sono molto migliori di quelli del 2015-16, una annata che aveva al contrario avuto in tutta Italia un inverno più secco con meno vento e maggiori episodi di inversione termica, anche se i dati erano comunque molto peggiori di quelli di Fornoli e Capannori; stupisce che Fornaci abbia comunque un livello emissivo simile a quello di Capannori sul PM 2.5, una stazione con una notevole presenza di traffico e insediamenti industriali, mentre in genere le località collinari-montane hanno dati molto migliori (si prenda ad esempio la stazione di Montecerboli); come sottolineato dal prof. Biggeri quindi, se Fornaci già oggi parte con un livello di inquinanti simile a quello di un’area industriale e trafficata, la presenza di un’ulteriore fonte emissiva come il pirogassificatore, unita all’aumento della produzione di rame e al maggior traffico pesante conseguente, non può che rappresentare un peggioramento significativo della qualità dell’aria, tenuto conto anche dei fattori orografici e climatici specifici della nostra zona (inversione termica in primis).

Un discorso a parte va fatto sulla querelle nata sull’inquinamento da caminetti: non è affatto stato detto che l’inquinamento in Valle del Serchio proviene in prevalenza da caminetti piuttosto che da altre fonti, è stato fatto solo un raffronto tra il PM10 emesso da un chilo di legna bruciata in un camino aperto e alcuni tipi di traffico veicolare (auto euro 0, euro 4 e simili); che i caminetti siano una fonte di PM 10 importantissima è indubbio e sarebbe utilissimo ammodernare i nostri impianti a legna, quando possibile sostituirli col metano, e ancor prima di questo efficientare le nostre abitazioni contro la dispersione di calore; tuttavia va sempre ricordato che le temperature di un inceneritore sono molto più alte di quelle di un caminetto e di conseguenza il particolato che originano e’ mediamente molto più fine e quindi pericoloso; inoltre andando ad analizzare anche gli altri inquinanti menzionati tra cui metalli pesanti e diossine, ovviamente fa molta differenza bruciare solo legna naturale secca non trattata rispetto a legna verniciata o scarti rivestiti in PVC se non addirittura plastiche e rifiuti vari, è ovvio che sta alla coscienza di tutti evitare questi comportamenti criminali; se rifiutiamo l’inceneritore di KME e poi ce ne facciamo uno in casa propria, oltretutto senza filtri, allora sì che potremmo definirci dei “sedicenti ambientalisti” !

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