I fantomatici professionisti del click

Dopo il diniego della Regione Toscana al progetto del pirogassificatore KME, alcuni personaggi politici, mai intervenuti finora, sentono improvvisamente l’impellente bisogno di farci conoscere la loro opinione, la quale però non va al di là della batteria di slogan pre confezionati a favore delle grandi opere sempre e comunque; anche quando, come spesso accaduto, sono tanto inutili quanto costose e devastanti per l’ambiente. Argomenti concreti e conoscenza del tema pirogassificatore? Zero o poco più, ovviamente.

La premiata ditta Baccini-Colucci (Italia Viva e Riformisti Toscana, Colucci nel 2018 pure alleato con una lista di giovani ambientalisti a Capannori, comune noto per l’avversità all’incenerimento) ci appella come “fantomatici“: loro, dei quali, sicuramente per colpa nostra, ignoravamo l’esistenza, danno del fantomatico a un comitato che lavora attivamente da 3 anni sul tema, ha portato in piazza a Fornaci circa 4.000 persone, raccolto quasi 9.000 firme sul territorio e organizzato serate con esperti di livello nazionale e internazionale; da parte nostra non definiremmo mai fantomatico un partito, anche se veleggia tra il 2 e il 3% nelle migliori previsioni dei sondaggi, avendo sempre rispettato qualsiasi forma di partecipazione alla vita politica e di comunità.

Non contenti rinnovano, con un linguaggio stranamente assonante, l’accusa fastidiosa che due anni fa ci lanciò la KME, ovvero quella di lavorare per non ben specificati “interessi di parte“; rinnoviamo ai due esponenti politici la richiesta, mai esaudita da KME, di specificare meglio, anche con nomi e cognomi, a quali interessi alludano, oppure di conservare un dignitoso silenzio, dato che l’unico interesse che perseguiamo è quello della difesa dell’ambiente e della salute. Punto.

Si possono poi disprezzare i cittadini che “si occupano in prima persona della tutela della salute e dell’ambiente“, preferendo un popolo inerte che aspetta le decisioni dall’alto, ma come ha ampiamente spiegato il giurista Manuele Bellonzi, la partecipazione delle comunità locali a procedimenti di questo tipo è riconosciuta legislativamente a tutti i livelli, dalla Costituzione fino a alla leggi regionali e agli statuti comunali; prova ne sono, oltre alle osservazioni presentate in Regione, diritto di “chiunque ne abbia interesse”, il Processo Partecipativo e l’Inchiesta Pubblica, entrambi riconosciuti dalla Regione come facenti parte del procedimento autorizzativo.

Quanto agli altri pittoreschi epiteti affibbiatici, ne abbiamo ricevuti di originali in passato, dall’ambientalista da tastiera all’apprendista stregone (in merito a quest’ultimo verrebbe da dire che chi trasforma lo scarto di pulper – più tutto il resto –  in legno vergine, l’apprendistato lo ha già brillantemente superato!); ma dobbiamo ammettere che il duo Italia Viva – Riformisti non sfigura per fantasia. Ora, mentre sugli “estremismi urlati per eccitare la pancia delle persone” ci permettiamo di notare che certe accuse, becere, che abbiamo ricevuto sanno proprio, paradossalmente, di estremismo e “tuttaunerbaunfascio“, riguardo alla “professionalità acquisita con un click”, li invitiamo a leggersi i curricula di chi ha presentato le osservazioni per noi e magari a porgere qualche scusa, prima che uno di questi possa eventualmente sentirsi vilipeso. Ma la comicità (involontaria) raggiunge vette inesplorate quando si parla di “giustizialismo populista” (di grazia, chi avremmo ghigliottinato?) e della “folle decrescita felice“, mai sostenuta come comitato, ma che evidentemente fa parte del kit d’accusa preconfezionato di cui sopra, da sparare sempre integralmente per non sbagliarsi.

A proposito di crescita, lavoro e occupazione: secondo i due, esperti anche di metallurgia, rinunciare al pirogassificatore significherebbe anche rinunciare al “complesso industriale che ha dato lavoro e ricchezza a tutto il comparto economico locale”. Da quale evidenza empirica concludano che senza un inceneritore non si può fare attività di produzione e trasformazione del rame, non è dato sapere. A noi non risulta che questa simbiosi avvenga in nessuna azienda energivora al mondo, ma se hanno conoscenze diverse ce lo facciano sapere; forse, per risolvere la drammatica crisi dello stabilimento di Fornaci che si trascina da decenni a causa di cessioni di attività remunerative e investimenti discutibili, servirebbe finalmente un piano industriale incentrato sul rame e non certo impelagarsi nel business dei rifiuti usando il paravento (risibile) del costo energetico, come giustamente hanno scritto gli amici del Comitato per l’Attuazione della Costituzione.

Lasciando al loro sicuramente radioso destino le due new entry, non possiamo a questo punto non menzionare due nostre vecchie conoscenze, tornate alla ribalta.

Marco Remaschi torna a battere sul tasto del lavoro, già così ben affrontato a Gallicano l’estate scorsa, affermando tra l’altro che ASL e ARPAT avrebbero chiesto all’azienda di “presentare ulteriori integrazioni e chiarimenti dato che la documentazione depositata riporterebbe alcune lacune”: a noi pare che la scadenza per la presentazione delle integrazioni fosse il novembre 2019 e che la formula usata nella comunicazione di diniego dica chiaramente che “non sussistono le condizioni per procedere alla conclusione favorevole del procedimento” ricordando solo all’azienda che ha 10 giorni per presentare osservazioni scritte; se poi, a quasi ormai due anni dalla presentazione del progetto, vogliamo continuare con il tragicomico equivoco per vedere di trasformare un inceneritore in co-inceneritore, ne prenderemo atto; magari si dessero tutte queste proroghe ai comuni cittadini per le scadenze fiscali!

Non potevamo infine non citare Tiziano Pieretti, la cui ira funesta farebbe impallidire quella del pelide Achille, che tuona all’indomani della bocciatura: “Un progetto c’è, attendibile e utile anche a salvaguardare l’occupazione: quello di Kme, che viene però ostacolato in maniera pretestuosa e incomprensibile”. Se lo dice lui dobbiamo fidarci, altro che USL e enti preposti. Ma se ne è così sicuro, perché in quanto rappresentante di Confindustria, che era stata invitata, non è venuto a perorare la sua causa al processo partecipativo? Perché sul tema dello smaltimento dei rifiuti cartari rifiuta qualsiasi confronto persino con quel Rossano Ercolini che lo invita continuamente a farlo?

Ecco, una volta tramontato si spera definitivamente questo progetto sciagurato, si torni a confrontarsi sui temi e non sugli slogan, ai quali, di sicuro, non replicheremo più.

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