Il Coinceneritore, una favola di Natale

Sono uscite le attese integrazioni al progetto KME sul sito della Regione Toscana, dopo le richieste fatte dai vari enti coinvolti nell’iter autorizzativo; vediamo quali sono le principali novità che KME ci porta in dono in vista di questo Natale.

Innanzitutto, poteva mancare l’ennesima ri-definizione dell’impianto? Certo che no e allora, dopo pirogassificatore, gassificatore, piattaforma energetica e quant’altro, oggi apprendiamo trattarsi di un co-inceneritore! Perché questo prefisso? Semplice, nel caso fosse stato chiamato col suo vero nome, si sarebbe andati incontro a un vincolo escludente a causa della distanza dal fiume inferiore ai 150 metri; così invece questo ostacolo, secondo KME, viene superato poiché questo impianto avrebbe come fine principale l’autoproduzione di energia e non lo smaltimento di rifiuti, attività quindi del tutto secondaria e trascurabile così come quei 12 milioni di euro che l’azienda riscuoterebbe dalle cartiere: ma se le cose stanno così, perché non li regala ai cittadini della Valle, signor Pinassi?

Ad ogni modo, il co-inceneritore si classificherebbe come impianto di recupero energetico e il vincolo sarebbe superato; a dimostrazione, KME afferma che lo doterà di apparecchiature (ad esempio scambiatori di calore e coperture in leghe metalliche particolari) tese alla massimizzazione della produzione di energia elettrica che lo renderebbero molto più costoso di un normale smaltitore di rifiuti. Quanto più costoso? Non è dato sapere. Del resto quando si tratta di dimostrare le sue affermazioni in ambito economico, KME si dimostra assai avara, a partire dal fatto che non ci ha ancora spiegato perché dovremmo considerare il suo attuale costo energetico insostenibile, quando i numeri di bilancio dicono esattamente il contrario.

Sul mix dei rifiuti trattabili ci sono alcune modifiche: per quanto riguarda i rifiuti del settore cartario, restano lo scarto di pulper e le code di cartiera, mentre non sono più menzionati i fanghi; sugli altri rifiuti industriali viene fatta una selezione più restrittiva rispetto al vecchio elenco, pur restando tutti i rifiuti del settore tessile, silvicolturale, degli imballaggi e dei materiali da costruzione e demolizione; vengono però aggiunte due nuove importanti categorie: il combustile solido da rifiuti (CSS) e la biomassa combustibile. Nel primo caso si tratta nient’altro che di rifiuti solidi urbani triturati, essiccati e raccolti sotto forma di fluff o di presse, nel secondo, banalmente, di legna, per la gioia di tutti gli appassionati dell’inquinamento da caminetti. Difficile dire se in questo modo il mix sia più omogeneo rispetto a prima, probabilmente l’aggiunta del CSS e della legna serve ad innalzare il potere calorifico, resta comunque una notevole varietà del materiale in ingresso, di certo non si può più parlare di un impianto che tratta unicamente rifiuti industriali, ma anche urbani e biomassa legnosa, insomma, di tutto di più.

L’unica altra novità di una certa rilevanza, è l’elevazione dell’altezza del camino da 40 a 50 metri: forse per superare gli ostacoli orografici delle Alpi Apuane e degli Appennini ancora un po’ “scarsina”, ma volete mettere come biglietto da visita per i turisti che entreranno nella “Valle del Bello e del Buono” una bella ciminiera alta quasi quanto la Torre di Pisa? Pascoli gli dedicherebbe senz’altro una bella ode, se fosse ancora in vita!

Nel complesso, non c’è sostanziale differenza con quanto già visto nel progetto originale; in particolare, gli inquinanti emessi restano esattamente gli stessi in qualità e quantità, non cambiando di una virgola il profilo emissivo che abbiamo già esaminato e per il quale si chiede l’autorizzazione; ci dispiace anche per i fans del teleriscaldamento/fornitura di energia gratis, ipotesi di cui si era scritto in passato, ma di cui non c’è nulla di concreto nelle integrazioni se non un vago riferimento di due righe a una futura “community” dell’energia per i cittadini che vivono nell’area circostante alla piattaforma.

I documenti presentati sono ovviamente sempre pervasi da quella sensazione di vivere nel “migliore dei mondi possibili“, dove il co-inceneritore si inserirebbe alla perfezione, e dunque perché mai quei cattivoni anti-industriali della Libellula dovrebbero dire di no al progresso? Qualche esempio?

Nel nuovo studio di simulazione sugli impatti delle emissioni, si commentano i dati rilevati da Arpat nell’ultima campagna del 2018 in questo modo: “Non si rilevano criticità per la qualità dell’aria nell’area posta nelle immediate vicinanze dello stabilimento KME di Fornaci di Barga”. Evidentemente i ripetuti sforamenti giornalieri dei limiti di legge e ancor di più di quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul PM10 e sul PM2.5, non rappresenterebbero per lorsignori una criticità;  dati che invece sono sotto gli occhi di tutti e di cui abbiamo già scritto a suo tempo e presenti anche nella mozione presentata in Regione dal consigliere Tommaso Fattori, in merito alla richiesta di ripristino della centralina fissa a Fornaci.

Viene anche presentata una scheda di approfondimento sulla salute della popolazione della Valle del Serchio redatta da tal Paolo Boffetta, epidemiologo dell’università di Bologna, dove, pur riconoscendo degli eccessi di mortalità per malattie cardiovascolari e respiratorie (bontà sua!), si afferma che “le differenze dei risultati tra i due sessi non supportano l’ipotesi di un ruolo importante delle esposizioni ambientali, riconducibili allo stabilimento o ad altre fonti”. Strano. Perché nella relazione presentata a Barga nell’ottobre 2018 dall’Agenzia Regionale di Sanità sull’aggiornamento dello studio epidemiologico del prof. Biggeri, si legge nelle conclusioni: “L’aggiornamento dei dati conferma un quadro sfavorevole per alcune patologie come malattie circolatorie, in particolare malattia coronarica, malattie respiratorie, soprattutto croniche, malattie del sistema urinario, in particolare insufficienza renale e cirrosi epatica. Indicatori omogenei tra mortalità e ricoveri e tra donne e uomini. L’ipotesi della matrice ambientale è quindi talmente “supportata” per queste patologie croniche che ha dato origine al progetto “Aria di Ricerca in Valle del Serchio” finanziato dall’Unione Europea a cui partecipano tra l’altro le Università di Pisa e di Firenze, alle quali il dott. Boffetta potrebbe rivolgersi per avere maggiori informazioni.

Ed ora? Come per il progetto originale, ci sarà un termine più breve di 30 giorni per presentare le ulteriori osservazioni, dopo di che verrà convocata la Conferenza dei Servizi, che ci auguriamo vivamente metta la parola fine a questa tragicommedia una volta per tutte.

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