Ex cartiera Burgo Mantova, le autorizzazioni contestate finiscono in Procura

Il caso dell’ex cartiera Burgo di Mantova acquistata dalla holding trevigiana Pro-Gest e al centro di una protesta di Comuni e associazioni ambientaliste arriva in Procura. Nei giorni scorsi l’ex consigliere comunale Sergio Ciliegi ha presentato un esposto sull’iter che ha accompagnato il progetto di rilancio dell’imprenditore trevigiano Bruno Zago, re della carta e tra i grandi soci di Veneto Banca. Un progetto vincolato alla riattivazione di un inceneritore di rifiuti industriali dove si potranno bruciare anche quelli delle altre 22 cartiere del gruppo e  all’avvio ex novo di una centrale turbogas. Nell’esposto si fa riferimento, in particolare, all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) trasferita da Burgo alla società Cartiere Villa Lagarina del gruppo trevigiano, senza passare dalla Valutazione di impatto ambientale. A fine giugno è arrivato l’ok della Provincia di Mantova, secondo cui le modifiche che la Pro-Gest vuole apportare alla fabbrica non rendono necessaria una Via. L’esposto arriva dopo quattro ricorsi al Tar di Brescia contro la decisione della Provincia, presentati uno dai cittadini che hanno raccolto on-line oltre 20 mila euro, insieme a Isde (Associazione medici per l’ambiente), Italia Nostra e Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, un secondo da 4 Comuni(Mantova, già sito di interesse nazionale per l’inquinamento, San Giorgio, Porto Mantovano, Borgo Virgilio), il terzo dal Parco del Mincio e un altro da uno dei consiglieri di minoranza del Comune di Mantova. L’udienza di merito si terrà a maggio e, nel frattempo, il Politecnico di Milano è stato incaricato dal Tar di redigere una perizia tecnica.

L’ESPOSTO IN PROCURA – Sul tavolo c’è il progetto per rilanciare una vecchia cartiera della Burgo chiusa nel 2013 e per la quale, nel 2014 la ditta mantovana ha chiesto e ottenuto il rinnovo dell’Aia dichiarando l’attività “temporaneamente sospesa”. Tre i punti salienti dell’esposto. In primis, come denunciato da Ciliegi, non solo è necessaria la Via, ma anche un’Aia per l’inceneritore. “Nel rilascio del rinnovo dell’Aia alla Burgo, infatti, nel giugno 2014 – spiega Ciliegi – all’attività dell’inceneritore non è stata applicata la normativa Ippc (Integrated Pollution Prevention and Control, prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento), nonostante l’entrata in vigore due mesi prima del decreto legislativo 46/2014”. Cos’era cambiato? Che prima prima dell’aprile 2014 solo gli inceneritori di rifiuti urbani dovevano essere sottoposti ad Aia, mentre da quella data in poi si è applicato un criterio quantitativo, ossia l’autorizzazione integrata va ottenuta per tutti gli inceneritori che bruciano più di tre tonnellate all’ora di rifiuti. Quindi per l’inceneritore non c’è alcuna Aia. Il secondo aspetto riguarda l’azienda Cartiere di Villa Lagarina del gruppo Pro-Gest che nel giugno 2015 ha acquistato la cartiera e, successivamente, ha fatto richiesta di riesame e voltura dell’Aia già rinnovata alla Burgo. “Nell’istruttoria del procedimento di voltura – continua Ciliegi – l’Aia viene richiamata come comprendente un’attività di incenerimento Ippc, ma questo non trova alcuna corrispondenza nell’atto di rinnovo dell’autorizzazione alla Burgo del 2014”. Infine, l’ultimo punto. Nell’inceneritore si potranno bruciare anche scarti di lavorazione provenienti da altri stabilimenti del gruppo. “L’attività di incenerimento non Ippc in conto proprio della Burgo – si legge nell’esposto – viene autorizzata con la voltura come attività Ippc anche conto terzi”.

LA RELAZIONE SULL’IMPATTO SANITARIO – A preoccupare i cittadini, inoltre, sono anche i risultati della Valutazione di impatto sanitario dell’eventuale nuovo impianto eseguita dall’Ats di Mantova su incarico del Comune. Secondo questa analisi il nuovo stabilimento e le sue emissioni porterebbero un aggravamento in una zona già ad alto tasso di inquinamento. Pro-Gest, dunque, inquinerebbe di più anche a causa di alcune modifiche, come il collegamento dell’inceneritore a un nuovo impianto di combustione. Non solo: “Dall’incenerimento di fanghi di disinchiostrazione – si precisa nella Vis – si passa a quello dello scarto pulper”, con la conseguente formazione “nei propri fumi di combustione di più elevate quantità di sostanze diossino-simili e polveri inalabili, richiedenti un maggior impegno tecnologico e gestionale per essere adeguatamente

LO STRANO CASO DI SAN GIORGIO  – La vicenda ha portato anche a una situazione paradossale. “Ai cittadini – ha dichiarato a ilfattoquotidiano.it Sergio Ciliegi – va spiegato come sia sostenibile, politicamente e non solo, che tra i Comuni che hanno presentato ricorso al Tar ci sia anche quello di San Giorgio, guidato dal sindacoBeniamino Morselli, che però è anche presidente della Provincia, ente che ha deciso di resistere in giudizio contro i ricorsi al Tar”. In pratica Morselli rappresenta sia il ricorrente, che l’ente contro cui è stato presentato il ricorso. Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto al diretto interessato. “È possibile perché la vicenda è iniziata quanto non ero ancora presidente della Provincia – ha spiegato Morselli – Ero e sono convinto che sarebbe stato meglio procedere con la Via”. Secondo il sindaco, infatti, la possibilità di un iter più lungo “avrebbe però garantito chiarezza, mentre ora si rischia di perdere più tempo tra ricorsi e contrasti tra le parti”. Una posizione scomoda la sua: “Siamo in attesa della decisione del Tar, ma intanto per evitare un conflitto di interesse non ho partecipato alla votazione della giunta nel corso della quale si è dato il via alla presentazione del ricorso”.

 

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