L’aria italiana tra le più inquinate dell’Europa. Pianura Padana tra le peggiori del Vecchio Continente! Oltre 91.000 le vittime causate dall’inquinamento.

Al centro delle indagini ci sono i superamenti delle soglie di emissione di diossine e furani, sostanze cancerogene

di FRANCA SELVATICI

La procura della Repubblica di Pistoia ha avviato un’inchiesta sull’inceneritore di Montale, di recente incluso nel decreto Sblocca Italia perché ritenuto impianto di interesse nazionale. Il procuratore Paolo Canessa e il sostituto Linda Gambassi hanno aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, ipotizzando la omissione di atti d’ufficio e la violazione delle norme sull’incenerimento dei rifiuti. Al centro delle indagini ci sono i superamenti delle soglie di emissione di diossine e furani, sostanze cancerogene, (fino a quattro volte il valore limite) e di ossidi di azoto e ammoniaca per ben 45 giorni fra il luglio e il settembre 2015. La procura ha disposto una consulenza ingegneristica sull’impianto e una consulenza medico-epidemiologica sulle tracce di diossina nell’ambiente e sull’incidenza dei tumori nell’area, che sembra allarmante.

L’inceneritore è in funzione dalla fine degli anni Ottanta. È di proprietà della Cis Spa, azienda a capitale pubblico dei Comuni di Agliana, Montale e Quarrata. La gestione è affidata alla società Ladurner di Bolzano. Inizialmente l’impianto era autorizzato a trattare 120 tonnellate al giorno di rifiuti urbani, ospedalieri e speciali. La quantità è poi salita a 150 tonnellate e dal 2015, per effetto di una sentenza del Tar, a 220 tonnellate al giorno. Sempre nel 2015, il 17 settembre, si è chiuso in corte d’appello a Firenze il processo per il grave malfunzionamento dell’impianto che nell’estate del 2007, per ben due mesi e mezzo, aveva emesso in atmosfera diossine, furani e policlorobifenili oltre i limiti di legge. L’inceneritore fu bloccato e le indagini successive rilevarono presenza di diossina anche nel latte materno. In primo grado due responsabili dell’inceneritore furono condannati. In appello è arrivata l’anno scorso la immancabile prescrizione, ma i giudici hanno scritto che l’inceneritore di Montale “è dannoso per la salute dei cittadini e non controllabile”. Nel 2010 l’impianto era stato dotato di Bat (Best Available Technologies, le stesse con cui sarà attrezzato – secondo i programmi – l’inceneritore progettato nella piana di Firenze, a Case Passerini) ma ciò non ha impedito i gravi sforamenti di micro e macroinquinanti dell’estate scorsa. Il 12 ottobre 2015 l’Arpat ha pubblicato una relazione tecnica sul malfunzionamento: “L’impianto di incenerimento di Montale e in particolare la linea 1 continua a mostrare preoccupanti condizioni di scarsa affidabilità. Per limitarsi agli ultimi mesi, i superamenti registrati sia per macroinquinanti (ossidi di azoto e ammoniaca) che per microinquinanti (diossine e furani), dimostrano gravi lacune sia nella struttura impiantistica che nella applicazione del sistema di gestione. Relativamente alla struttura impiantistica si rileva un numero assolutamente eccessivo di fermi-impianto, i quali, in assenza di una adeguata procedura per la loro gestione, rischiano di risultare la principale fonte di inquinamento atmosferico. Relativamente all’applicazione del sistema di gestione si sono evidenziate gravi lacune…”.

Nonostante queste conclusioni assolutamente inquietanti, per mesi nessun ente – né Arpat, né Asl, né i Comuni – ha denunciato la situazione in procura. L’inchiesta dei magistrati pistoiesi e dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico nasce dagli esposti dei comitati e dalla segnalazione di alcuni dati allarmanti sulla salute della cittadinanza. Nel novembre 2014 il Movimento 5 Stelle di Agliana presentò i risultati di una ricerca dell’oncologo salernitano Vincenzo Petrosino. Lavorando sulle esenzioni dal ticket con codice 048 (cioè per tumori), lo studioso aveva rilevato che ad Agliana e a Montale le incidenze dei tumori erano a livello delle zone ad elevatissimo inquinamento come Taranto e la Terra dei fuochi in Campania. Secondo questa ricerca, ad Agliana si ammalavano di cancro 4,5 persone ogni mille abitanti e a Montale 5,3 ogni mille.

In attesa che la consulenza disposta dalla procura confermi o meno l’attendibilità di questi dati, bisogna ricordare che l’Ordine dei medici di Pistoia ha lanciato l’allarme sull’aumento delle malattie “provocato dall’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua”, sostenendo che “l’incenerimento non risolve il problema dei rifiuti” e invocando il principio di precauzione. Elementi all’attenzione della procura fanno sospettare, in particolare, una allarmante incidenza di tumori fra i più giovani, bambini e adolescenti. Mentre i consiglieri regionali di Sì Toscana Tommaso Fattori e Paolo Sarti ricordano che “l’amministrazione locale, la giunta regionale e gli organi tecnici sapevano di una situazione insostenibile, avevano sotto mano studi e dati ufficiali preoccupanti, erano stati testimoni degli sforamenti della scorsa estate, ma hanno fatto finta di niente”, le “Mamme no inceneritore” stanno organizzando per il 14 maggio a Firenze una manifestazione nazionale “contro gli inceneritori, per le alternative e per la difesa del territorio e della salute: #unvisifafare”.

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