“Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo”

Nelle terre di Puccini riecheggia la celebre aria della Madama Butterfly “Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo“; ma, diversamente dall’opera, il fumo tanto desiderato non uscirebbe dalla nave dell’amato Pinkerton, ma dal pirogassificatore KME, sogno proibito di tanti industriali e politici nostrani.

Dopo il duo Baccini-Colucci, portatori di cotanti argomenti, escono infatti all’unisono il presidente di Confindustria Toscana Nord, Giulio Grossi, e il responsabile provinciale della Lega per gli enti locali, Massimiliano Baldini: il tema è il solito, ci vuole il pirogassificatore KME!

Grossi, per rafforzare la sua tesi, compie l’operazione di prassi presso gli industriali: siccome c’è la crisi, allora….dopo l’allora, potete aggiungere a piacimento qualsiasi cosa non c’entri nulla con la crisi stessa e sarete promossi ai vertici dell’organizzazione che dovrebbe guidare le sorti dell’economia italiana.

Che relazione ci sia infatti tra i cali di ordinativi che l’industria sta soffrendo in Toscana come nel resto del mondo a causa delle misure di lock-down e i “termovalorizzatori”, non è dato sapere; ma, come afferma Grossi, ogni scusa è buona per “accendere i riflettori“; e allora accendiamoli, questi riflettori!

A partire dal dato aggiornato (non quello di dieci o quindici anni fa) che abbiamo sempre richiesto e mai ottenuto sull’ammontare annuo dello scarto di pulper da smaltire del distretto cartario lucchese; dal se gli stabilimenti si siano dotati o abbiano intenzione di dotarsi di sistemi tecnologici di avanguardia per la sua riduzione, come Tiger Depack, in grado di separare la frazione umida e cellulosica riducendo del 70% lo scarto; dal se davvero sia necessario, una volta fatto questo, il leggendario pirogassificatore o se invece i sistemi di trattamento a freddo come Ecopulplast siano già più che sufficienti, come del resto afferma Rossano Ercolini, non proprio l’ultimo arrivato; ecco, facciamo luce sui veri numeri del problema, anziché parlare in modo generico!

Quanto ci piacerebbe sentire la stessa enfasi dagli industriali nostrani sulle soluzioni a monte! Chissà perché non sentiamo mai fare richieste al settore pubblico su un miglioramento della raccolta differenziata, su una sua maggiore selettività o sul divieto di produzione di imballaggi misti, vera fonte del problema “pulper”; misure che andrebbero realmente a diminuire i costi, o forse i cartari pensano che KME smaltisca gratis i loro rifiuti per spirito umanitario? Lo sanno o no che i ricavi da conferimento pulper sono l’unica vera ragione del progetto per esplicita ammissione del direttore di stabilimento? “Includendo i ricavi da conferimento pulper, il nostro costo energetico si abbasserà del 60%”, ha ammesso candidamente durante l’inchiesta pubblica, confondendo peraltro due attività ben distinte dalla normativa, quella di smaltimento e quella di produzione energetica.

Davvero commovente poi il tono paternalista nei confronti dei cittadini, considerati dei bambini di 5 anni da prendere per mano e accompagnare verso la retta via; ché non devono abbandonarsi ad “approcci ideologici”, “timori infondati”, “convinzioni sbagliate instillate ad arte”, anche se come afferma il Baldini, bontà sua, sono “certamente in buona fede, ma spesso strumentalizzati oltre misura”; devono infatti “capire l’utilità di certe infrastrutture” e adottare, guidati magari dalla Regione,  un “approccio razionale e scientifico e non sterilmente nostalgico e orientato al no”. Una sorta di Libro Cuore dove a trionfare sarebbe la scienza targata Confindustria che, dimentica del principio di conservazione della massa, considera gli inceneritori come “impianti che chiudono il ciclo virtuoso”; pare invece che la scienza che insegnano all’università, da Lavoisier in poi, dimostri che gli inceneritori trasformano, non distruggono, le 120.000 tonnellate di scarto di pulper in 120.000 tonnellate di ceneri tossiche, gas e nano particelle inquinanti il cui reale smaltimento sarebbe affidato a discariche  speciali per rifiuti pericolosi per le ceneri (a proposito di principio di prossimità, queste dove le facciamo?) e per il resto ai nostri polmoni. No, grazie.

La Regione e la Confindustria che noi vorremmo, sono quelle che ricercano soluzioni vere e non illusorie se non veri e propri scaricabarile sulla salute delle comunità; che intendono l’economia circolare come prevenzione sui consumi e recupero di materia, concetti questi sì che possono portare a enormi guadagni di competitività per le imprese e a ridurre la dipendenza sulle materie prime dall’estero, fattore da sempre penalizzante per il nostro sistema manifatturiero; temi cui dovrebbe essere senza dubbio sensibile il leghista e, immaginiamo, sovranista Baldini; come si può parlare di futuro riferendosi all’incenerimento, uno spreco enorme di risorse materiali in cambio di un recupero energetico insignificante, con rese attorno al 20%? E perché prendere a modello Emilia Romagna e Lombardia, quando abbiamo un Veneto che fa il record di raccolta differenziata in Italia e che ha quindi progressivamente spento quasi tutti i suoi inceneritori?

Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo: siamo una comunità, nella quale cittadini, istituzioni e mondo imprenditoriale dovrebbero collaborare, ognuno con pari dignità e diritto di ascolto, senza presunzioni o ipocriti paternalismi di comodo; siamo aperti alla collaborazione ma anche pronti, oggi e sempre, a tornare a combattere per difendere i nostri diritti.

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